Come…

…come dice? Non capisco. Non la sento bene. C’è rumore, calore, sudore, afrore. Che schifo. Parli più chiaro. Non ho capito un cazzo. Un cazzo, sì, quell’affare cilindrico – più o meno – che serve sostanzialmente per pisciare e – ogni tanto – per illudersi un po’. Non ho capito un quel coso lì.

Ma vada, vada, vada. Se ne vada!

Oh…

…mi sovviene, ogni tanto, che esiste questa stanza. Non ricordo chi o cosa ci sia; forse i cavalli di mio nonno, forse i figli che ho dimenticato. Ho del pane nella solita bisaccia e glielo porterò. Spero basti. Strada facendo troverò qualcosa ancora. Spero.

Quel che c’è di bello.

Quel che c’è di bello, qui, è che è un posto solitario. Così solitario che potrei calare le brache e farla nell’angolo. E non se ne accorgerebbe nessuno. Nessuno avrebbe niente da ridire, da starnazzare invocando il decoro. Me lo mangio per colazione io, il decoro. Tzé!