Storia del melone verde

C’era una volta, all’epoca in cui i meloni erano verdi, un melone triste triste perché stava prendendo piede la moda della frutta gialla. Al mercato tutte le massaie e tutti i pensionati volevano le nespole, le albicocche, le arance (che, vabbè, proprio gialle gialle non sono), i cachi, le mele renette e i percuochi. Roba gialla o giallognola, insomma. Era un brutto periodo e la “rivalsa del kiwi” era di là da venire. Il melone – che a quel tempo era verde, voi bambini e bambine non potete saperlo ché siete troppo piccoli – era costernato: “nessuno più mi vuole a causa del mio colore” – andava dicendo, mesto – “marcirò sul banco del mercato e finirò alla discarica comunale”. La frutta lì vicina – pere, mele e altro – lo consolava dicendogli: “dai non prendertela, vedrai che, prima di lasciarti puzzare, il fruttarolo ti svenderà a qualche distilleria e il tuo spirito si manterrà intatto”. Avevano un bel dire. Era un melone, mica un cocomero, e non poteva non cogliere un vago tono di derisione in quelle parole.

Solo l’uva, infastidita dall’idea di quella volgare proliferazione di spiriti, prese sul serio il melone e gli disse: “Non so come il tuo caso possa essere risolto ma so che un vecchio saggio, abitante su una montagna qui vicino, può aiutarti. Vai verso il monte che vedi là in fondo, a destra del mercato, e sali almeno fino a metà. Lì giunto chiedi dell’ortofrumàgo. Quando l’avrai trovato dovrai parlargli apertamente: lui saprà aiutarti”.

In un momento di distrazione del fruttarolo, il melone saltò giù dal banco e si diresse verso il monte della speranza. Arrivato lì cominciò a cercare l’ortofrumàgo e avute poche ma essenziali indicazioni dai funghetti locali, si diresse verso il magico antro. “Non dirmi chi sei, non dirmi che vuoi”, disse l’ortofrumàgo al vedere il melone, “sono l’ortofrumàgo mica per caso e la magia non l’ho studiata per corrispondenza. Dunque so che il tuo venire è dettato da un irresistibile desiderio di dicromìa”. Stupito da tanta perspicacia il melone restò silenzioso per qualche secondo, ma poi: “Ortofrumàgo, io sono vessato dal senso di colpa per essere incapace d’attirare l’attenzione della massaia. Sono verde, verde capisci? e tutti vogliono il giallo e nessun m’acquista. Ancora pochi giorni e il mio destino sarà la discarica, o la distilleria”.

L’ortofrumàgo gli disse: “Non devi crucciarti per questo, io sono espertissimo in materia e posso cambiare la tua vita”, gli occhi del melone si accesero e la sua boccuccia accennò a un sorriso. L’ortofrumàgo continuò: “Ho qui un preparato per trattamenti endocromatici ipodermici” – il melone strabuzzò gli occhi – “che con una costante applicazione ti cambierà i color”. L’ortofrumàgo concluse: “Solo una piccola iniezione, ogni mattina per due settimane, e il tuo sogno s’avvererà. Tieni, ecco la boccetta della medicina ed ecco la siringa”. Ricevute poche altre istruzioni, sussurrate come tra carbonari, su come usare la siringa senza correre rischi, il melone se ne tornò, trullo trullo, verso la sua casa-banco-ortofruttalminuto. Strada facendo pensava: “dovrò bucare il mio sederino verde, ahimè”, ma non era eccessivamente preoccupato data la galbinea prospettiva che gli si parava di fronte.

Dalla mattina successiva iniziò il trattamento: e prendi la siringhetta, e aspira dalla boccetta, e agisci con mossa precisetta, e infilala nella verde chiappetta. “Ahi! Ma diverrò giallo, giallo, sì”. Così diceva il melone verde, ora in odor di giallitudine, ogni mattina per due settimane, come da consiglio dell’ortofrumàgo.

Dopo qualche giorno cominciò a porsi il problema di sapere quanto giallo fosse diventato e, benché si sentisse benissimo, accettò il consiglio della solita uva di farsi controllare dal cocomeraro. Il cocomeraro di quel mercatino, come del resto tutti i cocomerari, non godeva di buona chiacchiera e spesso si sentiva qualcuno apostrofare il prossimo ricorrendo alla sua attribuzione professionale. Questo fatto non preoccupava il melone giallendo, che sapeva benissimo quanto abile fosse il cocomeraro nell’arte di praticare il tassello. Dovete sapere, bimbi miei, che il tassello è un piccolo intaglio fatto ai cocomeri per vedere quanto siano rossi e succosi. Ora, considerando il tassello “in sé” senza riferimento alla cosa da indagare, non è difficile immaginare che se un cocomeraro sa ben praticare il tassello al cocomero, lo stesso può fare col melone.

Il melone balzò a terra e, approfittanto d’una ennesima distrazione del fruttarolo, raggiunse il banco dei cocomeri. Ci saltò sopra e cominciò a farsi spazio a gomitate tra quei suoi ingombranti cugini, un po’ fessi, allo scopo di farsi notare dal cocomeraro. “E che vuoi?”, gli chiese questo non appena lo vide. “Un tassello, piccolo piccolo”, gli ribatté lui, “per vedere se ho cambiato colore”. Senza farsi domande, il cocomeraro – che ne aveva viste altre – afferrò il melone con la sua manona da lanciatore di peso e cercò un adatto coltello. Voi capite che se avesse praticato il tassello con il coltello da cocomeri, avrebbe assassinato il melone. E ne sarebbe nato un diverbio senza fine col fruttarolo.

Il cocomeraro trovò, nel cassetto del bancone, una versione mignòn del coltello del formidabile esercito svizzero e con questo iniziò le operazioni. “Trattieni il fiato”, disse al melone, e zacc, ahì, “trattieni il fiato”, e zacc, ahì, “trattieni, trattieni”, e zacc, ahìii, “ancora uno, trattieni il fiato”, e zacc, ahìii! Con quattro precise incisioni ad angolo retto, un sottile tassello venne praticato nella natica sinistra del melone, ora alle lacrime, e per poterne permettere una comoda inserzione-rimozione il cocomeraro la studiò così: “prendiamo uno di questi gancetti rampini, corti corti, che mi servivano per attaccare cordicelle al banco e lo fissiamo alla scorza del tassello. Mmmmhhh, là, ecco fatto”. Così il tassello divenne amovibile e il melone avrebbe potuto estrarlo e rimetterlo a posto, a piacimento, semplicemente allungando il suo braccino verde e tirando un po’. Con la piccola natica dolorante tornò al banco del fruttarolo e non perse occasione di esibire la sua fenomenale giallezza a tutti i clienti. Fu un successo commerciale enorme. Da allora ogni melone si sottopone volentieri al trattamento dell’ortofrumàgo e, così ingiallito, va fortissimo al mercato. Anche senza il sacrificio del tassello.

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