Precision Magnum

L’uomo calvo, dalla giacca nera, si guardò attorno. Nessuno per la via, nessuno. I quattro grossi container per la raccolta differenziata erano esattamente dove si aspettava fossero; addossati al muro. Si avvicinò velocemente al più lontano dei quattro, guardò nuovamente dietro le sue spalle e poi innanzi a sé, verso la casa di mattoni bruni che era al fondo della stradina e pareva chiuderla. Lui sapeva che così non era e che, per una strada ancora più stretta, la fuga sarebbe stata possibile. Infilò a fondo il braccio destro nell’orifizio del cassone per la raccolta del vetro e riuscì ad afferrare il collo di una grossa bottiglia. Era tutto ciò che rimaneva di una magnum di Taittinger. Si defilò dietro al container proprio un secondo prima che la donna svoltasse lo stesso angolo dal quale lui era pervenuto. Camminava col passo svelto ma l’aria apparentemente svagata, la signorina: soprabito blu scuro, stivaletti dello stesso colore e un ombrellino rosso. Chiuso, ché aveva smesso di piovere da qualche minuto. Lei passò accanto ai cassoni senza notare alcunché e, non appena ebbe superato il quarto, lui la colpì alla nuca con la parte integra della bottiglia. Lei cadde sulle ginocchia e provò a gridare. Il secondo colpo fu un fendente, menato con la parte tagliente del coccio. A lato, sul collo. Lei non fece in tempo a farsi uscire di gola nemmeno l’accenno d’un urlo. Lasciato il coccio di bottiglia ai piedi del muro, l’uomo calvo prese a passi veloci la via di fuga, che pareva chiusa, pensando: domani i giornali titoleranno “scrittrice uccisa a colpi di magnum”.

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6 thoughts on “Precision Magnum

  1. Mi chiedo perché il killer (un sicario al soldo degli editori? dei lettori? di una cattiva esegesi?) non fosse munito di arma da taglio propria. Certo tu mi dirai che per ridurre le probabilità di essere rintracciato ha preferito rendere “anonima” l’arma dell’omicidio, ma così facendo non ha anche ridotto le probabilità di uccidere la vittima o peggio di vanificare le sue prudenze se all’ultimo la bottiglia si fosse rivelata difettosa o inservibile mettendo in allarme la scrittrice? Dì la verità che ti eri innamorato del titolo di coda…

  2. No, Dinamo. La storia è tutt’altra. Questo era semplicemente un commento che appesi a un articolo di Mozzi a proposito di esercizi, da sottoporre agli aspiranti scrittori, relativi alla precisione nelle descrizioni. C’era un altro commento d’una (credo) aspirante scrittrice che mi parve del tutto sbilenco. Così decisi di uccidere la scrittrice. La bottiglia magnum venne “a braccio” e il titolo di coda altro non ne fu che una conseguenza. La precisione era scimmiottata nel posizionamento dei bidoni della spazzatura, nella via di fuga e nella marca di champagne. Poi ho editato qui il tutto, dando una ripulita a grammatica e ortografia e lasciando infine il coccio di bottiglia ai piedi del muro! Anche il titolo è posteriore.

  3. Non è casuale trovare cocci di bottiglia
    dentro ai container per la raccolta vetro
    accatastati al piè d’una muraglia.

    P.S.: gli antefatti metanarrativi, io dico che è normale siano sconosciuti. I miei pseudo-racconti sono pieni di partenze da antefatti metanarrativi, spesso autobiografici, ma non credo valga la pena di spenderci parole. Sono solo RobySan, e lo so.

  4. E’ casuale il fatto che quei cocci di bottiglia diventino l’arma di un delitto premeditato. Comunque data la natura del tuo scritto la mia riflessione è solo pedante ed oziosa.

    • Possiamo inventare giustificazioni a posteriori, volendo, per esempio:

      l’uomo calvo sono io, ho intravisto la giovane scrittrice – nell’atto di chiudere l’ombrello – e so che svolterà in quella via (lo fa ogni martedì pomeriggio); non visto, la precedo e premedito rapidissimamente lo scrittricecidio. Se non avessi trovato il coccio di magnum avrei continuato tranquillamente per la mia strada fischiettando la badinerie della BWV1067 che la scrittrice, mentre mi sorpassava col suo passo svelto, avrebbe scambiato, ignorante com’è, per un tributo alla sua avvenenza.

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