VACTERL

Davvero non so come dirtelo senza farti del male. E’ necessario che tu stia attento, più che attento, alla tua pancia e al tuo culo. Se possiamo chiamarlo così. Chiamiamolo così. In definitiva ci esce la cacca, no? E cos’è un foro dal quale esce la cacca se non un buco di culo? Non lo avevi e non l’hai avuto per anni. Adesso c’è un buco in mezzo alle tue chiappe magre ed è pure attaccato all’intestino. E pare essere indipendente dalla tua volontà. Ma non lo è. Non del tutto, perlomeno. La tua volontà c’entra. E noi sappiamo cosa la violenta e la sminuisce. E’ questa lontananza del benedetto buco dal cervello. Quella lontananza che fior di filosofi e intellettuali d’un tempo hanno sempre considerato salvifica: le funzioni alte ben staccate da quelle basse. Anche io, per un po’ di tempo l’ho pensata così. Che il corpo, con le sue pretese, non interferisse con l’alto compito dell’intelletto. O dello spirito. Adesso abbiamo la prova che sono tutte fesserie. L’alto non viene disturbato dal basso se il basso è ben servito dall’alto. E’ così semplice da capire dopo avere visto cosa succede se uno nasce, tra i cento altri problemi, pure senza il buco del culo. Ano imperforato, per dirla più elegantemente. Ma sai che, tra noi, di certa eleganza possiamo fare a meno. Abbiamo altro a cui pensare. Ascolta più che puoi il tuo corpo, le parti basse del tuo corpo, perché è lì che hai i problemi. Non ti salverà il distaccartene. Non ti salverà. Devi pensarci anche se ti fa piangere come gli altri ragazzini – quelli nati interi – nemmeno si sognano. Ci sono anche altri problemi. Lo sai e io te lo ripeto fino a sfiancarti, forse. A quelli penseranno i chirurghi. Sappiamo che possono farlo. Già hanno fatto molto più di quanto ti saresti potuto aspettare. Ma a quel buco, che ora c’è e che è attaccato a un intestino che non ha più fori e stomie (e che perciò potevi dimenticare di avere: c’era appeso un sacchetto di plastica), a quel buco ora devi PENSARE. Sembra incredibile vero? Di solito si consiglia di pensare a un libro, a un film, a un gioco, agli amici e compagni di scuola, a dove andare in vacanza, a mille altre cose più o meno piacevoli. Io invece ti consiglio di pensare al culo. Ad attaccare quel buco, e il tubo che lo precede, al cervello. Non c’è un’altra strada e io sarei un folle se facessi finta di niente e ti spingessi a fare altrettanto.

Sei impaurito dagli altri problemi. Ogni particolare problema che affrontiamo ottunde, mentre lo affrontiamo, la piena consapevolezza degli altri. Gli altri se ne stanno per un po’ nel dimenticatoio. E se io ti spingo a concentrarti su di un problema solo, in modo insistente, tu resisti. Non vuoi. Vuoi tenerli tutti, questo e gli altri, davanti agli occhi. Come se la consapevolezza di tutti, e la paura di non trovar soluzioni, fosse l’immagine del mondo contro il quale tu vuoi rivolgere la tua rabbia. E’ in effetti così: quella è l’immagine del mondo. Non ci si possono fare illusioni. Ma la sola cosa che io posso fare è stornarti da quell’immagine e presentartene un pezzetto alla volta.

La disperazione per i problemi, tutti assieme, spetta a me.

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