Dubliner – storia di un tradimento

M’amour hanno evirato Abelardo
perché tradì una donna
con Gesù Cristo.

Ora tu stai sul ponte
e arrossisci se i passanti
ti lanciano occhiate
mentre la chiatta della
Guinness danza avanti
e indietro
nella magica penombra omerica
“via – dici – ho vomitato
otto volte in una notte
non per la Guinness
ma per aver ceduto
a un cameriere”.

Quella sera
uscii per strada
senza cercarti
guardando il volo
dei gabbiani
nel vomito grigio della fogna
poi guazzai accanto a un vecchio
svenuto sotto al cielo
cencioso come piscio di seppia
”perché gli alberi non esistono
e il bluetto dei tetti
è una mia invenzione”
diceva Berkeley
mentre mi dannavo l’anima
e volavo giù nel metrò
a prendere il sette
e poi il bus
per respirare l’aria di te
e di un cameriere
con tutti gli orpelli e i fardelli
del tradimento
mentre contavate
le stelle nello sputo azzurro
del cielo.

Ah i matti
i matti
ridono e parlano
e non si annoiano mai
hanno amore
e sono discepoli
di Berkeley
per loro nulla esiste
e io che per te
avrei rovesciato il mondo
quella sera ti portai
un fiore ghiacciato.

Ah le risate
che vadano all’inferno
le risate sul mio cuore purgato
l’orizzonte vermiglio
sulla seta dei mari
e i fiori artici
che non esistono.

________________Gian Marco Griffi (il giovane)

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4 pensieri su “Dubliner – storia di un tradimento

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