Per Hart Crane

Siamo insieme, Hart Crane,
architetto di Brooklyn, promessa infinita,
nel mormorio nero dello stomaco marino
che spolpa carne e ossa, ricordo e verità,
come non morti assopiti nel lento
strepitio del camino, nel violento
rombo d’aereo che traccia i confini della vita.

Ed è come muoversi nella polvere del tempo
(che è uno solo e inestricabile, denso
e nutriente liquido amniotico) osservando
il paesaggio scomparire nel crepuscolo.

Siamo morti, Hart Crane, incuranti
delle nostre case e delle nostre madri,
nell’inferno di melma che per noi
è l’abisso profondo, la fossa oceanica,
la paura di non rivedere le stelle
(intanto, per i vivi, le luci esplodono,
danzano, divorano l’orizzonte basso
al suono della sirena antinebbia:
è il sonno che stravolge le cose).

Resta la vergine scimmiesca regina del linguaggio
a darmi conforto, a irrorare del suo seme
il mio corpo ingrassato dall’alcol.

______________________________________GMG il Giovane

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