L’esclìpo (sonetto fosco)

L’esclìpo, inzìce, zompa rifrantato
sul rembo del silàto monoclino.
Rescéto, dice caso a caso amato;
effabile, in luente parracino.

Alzando ranche di rufante sezza
l’esclìpo s’inzia capintosamente,
furio e dolente per la grigia frezza
zinca le spalle, scila contradente.

Ma se l’incanzi con la bella tita,
l’ollazzi intruto del novello goro
e, ciunco, l’arrovizzi a nova vita.

E t’ama come amasse soli e coro,
ti cranta seme e frutto alla safìta
e sei di lui sabbatico zimoro.

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5 thoughts on “L’esclìpo (sonetto fosco)

  1. pure ioooooooo…pure io vojo esse’ sabbatico zimoro.
    me sa che è ‘na cosa bella!
    Pure domenicatico.
    E lunediatico… e martediatico… ecc ecc (se così si pole dire!)

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