Rasoi.

Tengo i capelli a zero (massimo 0.5) dal capodanno del 1982. Da allora coltivo baffi e barba, o baffi e mosca al mento, o baffi e basta: mia moglie e mio figlio mi dicono che li pungo con la mosca e i baffi (se appena curati) quando li bacio. La mia barba è durissima, può sfidare le lamette Super Inox Bolzano (“per la barba italiana!”. Non è un’esclamazione del tipo “per la barba del profeta”, era lo slogan pubblicitario, a Carosello, delle lamette in questione). Così, grazie a questa caratteristica esocrina, trascorro una vita familiare povera di effusioni. In compenso riesco a vendere le mie lamette vintage anni ’60 a prezzi interessanti. Ho anche l’attrezzatura per riaffilarle. L’operazione costa 3€ a lametta, lo dico per chi fosse interessato a far riaffilare le sue lamette d’epoca. Questo prezzo è giustificato dal fatto che l’assicurazione mi costa una cifra. Non provate a riaffilare le lamette se non siete attrezzati.
Per insaponarmi, invece, uso una pennellessa d’una nota marca (ed è ovvio: barba grande, pennello grande) che qui non nomino per non fare pubblicità gratuita. Il sapone? Ah, quello è in stick di pasta d’olio di palma ereditati dallo zio Cesco. Ne ho ancora per vent’anni. Dopo non mi taglierò più la barba. Tanto mia moglie non avrà più alcuna voglia di baciarmi e mio figlio avrà altro da baciare. Per i capelli comincio le operazioni con una macchinetta Solingen elettrica (da quando quell’idiota del fabbro mi ha rotto quella manuale, ereditata da nonno Carlo, nel tentativo di ravvivarle il taglio) e continuo con il rasoio Blumenstein-Bergen del fratello di nonno; zio Pietro. Zio Pietro smise il Blumenstein-Bergen quando iniziò a radersi con la baionetta ’15-’18 di suo fratello Marcello; l’unica cosa tornata dal fronte (potete trovare una targa commemorativa al Parco della Rimembranza). Sosteneva che la baionetta dell’Esercito Regio, opportunamente lavorata, serviva all’uopo in modo egregio. Circondato da siffatti attrezzi da taglio, tutti efficientissimi, sono fortunato a non avere pulsioni suicide. Tutti i coltelli, rasoi, forbici, lamette ecc. di famiglia sono stati ereditati da me. Il legato è che devo mantenerli funzionanti e bene affilati. Questo costituisce un paradosso autoreferenziale: “liberati dal peso dell’eredità”, mi diceva Firmino (a suo tempo mio personal trainer filosofico), “taglia il legato”. Col cavolo, gli dicevo io. Come faccio a tagliare il legato se non tengo affilato il rasoio? Ma se lo affilo mantengo il legato. Così ho rotto con Firmino, che mi riteneva un discepolo inadatto alla sua scuola. E continuo a radermi con questi vecchi aggeggi. In barba al trilama.

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