Impenescion.

Prendete la melanzana. L’avete presa? Bene. Affettatela. Però, dopo averla lavata. L’avete affettata? Bene. L’avevate lavata? No? Bene, tanto non se ne accorge nessuno. Andiamo avanti. Avete delle fette di melanzana. Scartate il picciòlo. Avete affettato pure quello? Bene, tanto non se ne accorge nessuno. Andiamo avanti. Sbattete l’uovo. L’uovo, saprete ben cos’è un uovo, no? Uovo di gallina. O siete così principiantemente dilettanti (o dilettantescamente principianti) da non conoscere e distinguere l’uovo di gallina da altre uova. O da non riconoscere le uova, in generale? Le uova sono quella cosa che, con cadenza pressoché quotidiana, le galline sfoderano dal loro sfintere anale (lo buco dello culo, vulgaris dictum[*]) allo scopo di riprodursi. Sì. Non fatemi fare una digressione-trattato sulle dinamiche riproduttive del pollame. Tutti gli uccelli funzionano così. Dal colibrì allo struzzo. L’uovo di colibrì è piccolissimo, e non potreste combinarci molto, in cucina. L’uovo di struzzo è bello grosso – fa una quindicina di uova di gallina – e potreste impanarci una cotoletta di brontosauro, se fosse possibile trovare un brontosauro. Non ci sono più brontosauri. Perlomeno: non ci sono più i brontosauri di una volta. Ma ciò non è pertinente. L’uovo di struzzo dovreste romperlo a martellate. Avreste bisogno quindi, tra gli attrezzi di cucina, pure di un martello. Ma non avete un uovo di struzzo e perciò il martello non vi serve. E poi non so come sia venuta fuori ‘sta storia dell’uovo di struzzo che non c’entra proprio nulla. Non fatemi perdere tempo, voi, i vostri struzzi e i vostri brontosauri. Torniamo ab ovo. Dunque, sbattete l’uovo.
Solo un deficiente standard, come quel biondino lì in terza fila, poteva sbattere l’uovo contro il muro. Adesso pulisci il muro, pezzo di cretino. Non si può credere alla consistenza della massa di babbei che frequentano Botteghe di Cucina Creativa. Butta quel panno carta, lordo di albume, nel cestino del biologico, qui facciamo la raccolta differenziata. Differenziata, ho detto: lì la carta, là il biologico (le uova sono biologico, la carta no), più in là vetro e lattine. Le ossa di brontosauro nell’indifferenziato. Ma questo non è un problema perché non ci sono brontosauri. E non fatemi ripetere le solite cose. Si deve rompere delicatamente il guscio dell’uovo – sì, le uova hanno il guscio – e versare il contenuto del guscio in una scodella. La scodella è lo stesso del piatto fondo, nordico. Si toscaneggia qui, non l’hai inteso? Avete messo il contenuto del guscio dell’uovo nella scodella? Bene. Il guscio nel biologico. Solo il guscio. No, Andrej Fëdorovich, l’Inguscezia col guscio non c’entra affatto, benché io sia perfettamente convinto del fatto che anche in Inguscezia abbiano galline. L’uovo è nella scodella, benedetto cielo? Sbattetelo. CON LA FORCHETTA, pezzo di animale. Ripulisci il muro e raccogli i cocci del piatto. I cocci nell’indifferenziato, albume e tuorlo (tuorlo, tuorlo, mannaggia) nel biologico. E facciamo attenzione, una buona volta. L’uovo sbattuto si presenta come una crema, un po’ ripugnante, lo ammetto. Ma è così che deve essere. Infarinate le fette di melanzana. No, non leggendo loro un capitolo di Le Scienze. Mettendole letteralmente nella farina. Avete farina? Un po’ di farina sul marmo della cucina. O su di un tagliere o un piatto abbastanza grandi. Non c’entra niente che sia farina del vostro sacco. Non siamo qui per questo. La farina era un presupposto implicito. Sono presupposti impliciti tutte quelle cose che si dà per scontato voi sappiate già. Questo non è un corso per nullasapenti. Siete nullasapenti? Mi auguro di no. Avete infarinato le fette di melanzana? Ecco. Bene. Sì, lo so, si appiccicano alle dita. E non leccatevi le dita, nessuno vi vede ma insomma. Sciacquatevi le mani. Asciugatevi le mani. Era un presupposto implicito pure questo, ma tant’è. No signorina, il colibrì e lo struzzo non possono incrociarsi allo scopo di produrre uova di taglia media. E questo non è un corso-seminario di ornitologia: le uova e gli uccelli ci interessano in funzione gastronomico nutrizionale. Non usciamo dal seminato. E’ un seminario, sì. E il seminato non c’entra; è un modo di dire. E questo non è un corso di retorica: ci dobbiamo occupare di melanzane. Melanzane impanate. E’ un benedetto corso sulla melanzana impanata. O vi è sfuggito qualcosa? A lei è sfuggita la fetta di melanzana, come si poteva prevedere osservando la sua fronte non-platonica. Ne prenda un’altra, per la miseria, e ripeta il ciclo. Non mi faccia replicare i dettagli, eh! La fetta planata va nel biologico. No, non è corretto riciclarla seduta stante. Ora le fette di melanzana infarinate vanno nell’uovo. Così, s-cic s-ciac, un colpo qua un colpo là, usando abilmente – ho detto abilmente – la forchetta. E poi subito nel pangrattato. Cosa fate quella faccia: il pangrattato è un presupposto implicito pure lui. Sì, signorina, avendo una bistecca di brontosauro e un uovo di struzzo le servirebbero tre pani di Altamura grattugiati tutt’interi per impanarla. Ma non mi faccia perdere il filo. Non riattizziamo il discorso sul brontosauro e sullo struzzo, vi prego. Avete il pangrattato? Bene. Metteteci la fetta di melanzana infarinata e bagnata d’uovo. L’uovo, quello che sta nella scodella. E’ chiaro? Dovrete ripetere il ciclo per ciascuna delle fette. Escluse quelle sfuggite. Poggiatele su un piatto asciutto. Mettete l’olio nella padella. Mettete la padella sul fuoco e cercate di evitare chiamate al 118. No, le chiamate al 118 non le si evita spegnendo il cellulare. E’ che l’olio deve essere CALDO. Controllate con lo stecchino. Quando lo stecchino fa le bolle l’olio è caldo. No, non dovete provare col dito. No, mi creda, non lo faccia. Ecco. Bene, così. Fette impanate nell’olio. Quando la panatura è dorata o appena appena brunita, la fetta di melanzana è pronta. Toglietela dall’olio. E’ presupposto implicito che lo facciate con la forchetta. Poggiatela sulla carta assorbente. No, il giornale non va bene a meno che non stiate preparando le melanzane impanate per dei camionisti frettolosi. La carta da pane va bene. Non faccia dello spirito su cosa è più igienico, lei, biondino. Avete preparato le melanzane impanate. Salatele. Sì, si salano dopo la cottura. Mentre sono ancora calde. Sì, signorina, anche la cotoletta di brontosauro andrebbe salata così. Avreste dovuto salare anche l’uovo, ma non ho alcuna intenzione di tornare su questo argomento.

[*]: non è latino, lo so, non scassate.

 

P.S.: per la miseria! il titolo è sbagliato. Era “Impanescion”. Però lo lascio così, alla faccia degli equivoci.

Annunci

5 pensieri su “Impenescion.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...