Un’immagine di donna che guarda fuori

A cosa pensa lei che guarda dal vetro della finestra
con lo scialle a mezza guisa sulle spalle
e guarda fuori, sembra, che dentro niente resta
talmente fuori è lo sguardo che da dentro impresta.

Qual è il punto nodale di questa immagine precisa
mille volte tante si è riversa
sopra te, dagli schermi, dai vetri, dalle gesta
nelle parole che l’ hanno usata.

Prima: aveva il sangue, già il sangue, la bambina.

Diorskin fa pensare a una bestemmia
e Shi se ido creator le disegna
una cresta.

L’aveva scelta Bunuel compita
e riverente che l’occhio molesta
accovacciata al piano benvestita
un trucco solido, le ciglia
eterne
l’orchestra -balorda-
il ballatoio
-sinistro-
l’isola luccica
nel tremolare del finto
fallo,
rimesto quello
mentre m’inchino a dovere
dov’è la strada sdrucciola che
la porterà all’insieme
dov’è la donna dello scialle
a guardare un lontano fuori di finestra?

Le sue lacrime trattenute,
che sono sangue speso,
tornano in acqua indietro
come sabbia a cumulo
tutto l’amor dell’incendio
zoppica e a cuccia il cane
a cuccia misera madre
a cuccia dio il padre:
chiuderemo bene ogni soffitta, ogni
buco, ogni soglia, ogni soffiante
pertugio
ma lasceremo il vetro, che si veda
cosa fa fuori
se dentro
(nell’Immortale Fiero Palpito)
nega.

[Silvia Molesini, 2006. Qui]

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