A Taipei, a Taipei.

Per quale ragione, quella notte, dovessi andare a Taipei con mia nonna, lo sa solo l’Angelo dei Sogni; quello che a volte arriva e scompagina l’ordine dell’inspirazione, delle sistoli e se ne fa gioco.

L’aeroporto era, come di consueto, tutto pulito e in ordine. “Potresti mangiarci, su questo pavimento”, disse mia nonna. “Mangeremo sull’aereo”, ribattei io, “magari passiamo dalla verduriera e ci comperiamo qualcosa di buono”. C’era un piccolo negozio di verdure e ortaggi, cosa che non in tutti gli aeroporti si può trovare. A dire il vero eravamo un po’ in anticipo; io avevo ancora alcune commissioni da sbrigare e due persone da incontrare, per ragioni di lavoro. Era sempre così, a Londra o a Milano, per me. Mia nonna, nonostante questo, insisté per partire al più presto. Per Taipei.

“Partirei domani”, dissi io. “Ma devo essere a Taipei questa sera”, ribatté lei. “Ma che ci vai a fare a Taipei e che fretta c’è? Sai spiegarmelo?”, le chiesi. Mia nonna non cercò affatto di darmi spiegazioni. Sporse in su il suo naso, e pure così restava piccolina, e si mise a camminare, tesa come un bersagliere, verso i banchi del check-in. “Andiamo al cecchino”, disse. Non so se per spiritosaggine, ignoranza del termine o semplice ricordo di suo marito, nonno Carlo, Cavaliere di Vittorio Veneto, lei chiamava “cecchino” il check-in. “Dobbiamo prima passare dal negozio di verdura”, dico io. “Giusto”, disse lei, e sempre muovendosi come un soldato in addestramento formale cambiò direzione e puntò sulla piccola bottega di alimentari.

“Scarola, è quello che ci vuole”, disse, “e qualche peperone arrostito, rosso; mi raccomando”. “Nonna, qui c’è tutto quel che ti piace”, le feci notare io, “è sufficiente dire alla signora e lei impacchetta”. “Anche acciughe?”. “Sì, certo, anche acciughe”, dissi. Non si poteva nemmeno immaginare di comprare peperoni arrostiti e tralasciare le acciughe. Venne così preparato un cestino da viaggio con i desiderati peperoni, la scarola e le acciughe. Non ci importava che gli altri viaggiatori non potessero capire. I loro gusti da international food non ci interessavano punto. Ciò che ci interessava erano le cose che dovevamo fare: io, concludere i miei appuntamenti; lei, andare a Taipei. Al più presto.

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