Tornata a casa.

Caldo, faceva caldo. Non torrido, però ben caldo. “Bene”, si disse, “sto proprio bene”. Grossi cespugli, piante d’acacia, altre piante e altri arbusti che non riconosceva eran tutt’intorno a una sorta di laghetto, una grossa pozzanghera, che doveva essere poco più profonda di quanto fosse alta lei. “Potrei nuotarci”, pensò. Vi si avvicinò colpita dalle macchie scure che parevano muoversi nell’acqua, come grossi tronchi deformi che vi galleggiassero. Non tronchi, ma bestie. Erano bestie. Quasi nere, un po’ gibbose e cospicuamente cornute. Grossi buoi. “Bufali”, rammentò a un tratto. Placidi, si rinfrescavano nel laghetto guardandosi attorno con lenti movimenti della testa, tendendo il muso umido in avanti ed emettendo stanchi muggiti. Erano una dozzina. “Che bello”, si disse, “da tanto non mi sentivo così bene”. Si sdraiò sotto un cespuglio in una posizione che le consentiva di godere dello spettacolo dei bufali che si bagnavano. Le pareva proprio di essere finalmente tornata in un luogo più famigliare. “Mi sento come a casa”, si disse la tigre da poco fuggita dal circo in sosta nel paese dietro quella collina cilentana.

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