Metamorfosi.

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Eugene si trovò trasformato in un rinoceronte. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po’ la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da rughe profonde; in cima al ventre la coperta sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le zampe, quattro, ma di una robustezza impressionante. “Che cosa mi è capitato?” pensò. Non stava sognando.

Infatti l’intenzione, l’obiettivo, la tecnica, la forma, il linguaggio, (e, più banalmente, l’animale utilizzato) di Ionesco sono esattamente opposte a quelle di Kafka. Ma la grandezza letteraria è la medesima. Almeno secondo me. Almeno io leggo e studio e rileggo Il Rinoceronte e La metamorfosi con la stessa gioia letteraria.
Quante metamorfosi, in letteratura, dall’Asino d’oro al XXV canto dell’Inferno, da Ovidio a Filomela e Tiresia di Eliot.
[nota di GMG]

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