Il Piave mormorò.

Domenica 24 maggio sarà il centesimo anniversario dell’entrata in guerra, ufficiale, dell’Italia. La Prima Guerra Mondiale. Quella che mio nonno chiamava, come tutti, la Grande Guerra.

Tu mi chiederai, come al solito, di spiegarti come e perché quella guerra c’è stata e perché c’era pure l’Italia e che parte vi ha svolto, e quale parte vi ha svolto la Russia (lo vuoi sapere perché ci sei nato). Mi chiederai dei gas e delle trincee, del “ta pum” e del moschetto 91 (è il Carcano mod. 91, lo sai, quello che poi sarà il 91/38, per un aggiornamento, e che assurgerà a fama mondiale con l’uccisione di Kennedy, nel ’63. Un fucile un sacco preciso. Il “ta pum”, invece, era il Mannlicher M95, lo sai). Mi ricorderai che mio nonno, lui che c’era, mi aveva raccontato di questo e di quello e della fifa e dei pidocchi e di tutte quelle avventure che fanno della guerra una vera guerra. E poiché mio nonno mi ha raccontato, tante volte, allora dovrò pur poter dire qualcosa a te.

Mi chiederai. E io, come al solito, non ti saprò rispondere.

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