Telefonate

Proprio un momento prima di cominciare a scrivere – l’idea c’era, era formata, galoppava di neurone in neurone, anzi di neural network in neural network – squilla il telefono. Il fisso. E’ una signora che prende a raccontare dell’ultimo ricovero della zia. La sua, suppongo. C’era un fatto di osteoporosi, di fratture, di traumi, di pigiami di ricambio e biancheria da lavare. Faccio una certa fatica, scavando nella memoria, per capire come diamine potessi mai entrarci io. Poi proseguo lo scavo alla ricerca delle parole e delle frasi per sottolineare la mia estraneità a tutta questa storia, senza voler tuttavia enfatizzare i fatti collegati alla mia fretta di fare altro e – massimamente – al mio pressoché totale disinteresse per le vicende della zia della sconosciuta. Non mi viene niente di meglio di “signora, ha sbagliato numero”. Senza nemmeno il pensiero di quattro parole di conforto o consolazione, che sarebbero sì state di circostanza, ma certo non sgradite. “Signora, ha sbagliato numero”, dico dunque. Un breve silenzio, poi una scusa biascicata, poi un “niente di che, s’immagini, buonasera”. Più banale di così. Ma c’era un’impellenza creativa. Quale? Ecco, mi ricordo che la corteccia frontale, preparato che abbia il torrente di sistoli sinaptiche, ritiene concluso il suo compito e se qualcuno o qualcosa s’intromette di punto in bianco, be’, ciao. Il torrente evapora. Misere tracce ne restano e echeggiano tra altri livelli del cervello, ma del corso principale nulla resta. Ecco. Cosa diavolo volevo scrivere? Spero non fosse importante. Anzi: spero che tutte le volte che mi urge scrivere qualcosa, se è un qualcosa rinunciabile, ci sia una signora che sbadatamente sbagli numero e devii il torrente. O lo faccia evaporare. Specie se la cosa è una fesseria qualsiasi. La signora ha riattaccato e io pure. Poi, nessuno più ha telefonato.

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7 thoughts on “Telefonate

  1. Ciao Robysan, ho letto ieri la tua mail su Lilli, che ovviamente mi ha spezzato il cuore. Non riesco a ritrovarla, la mail, ( ero in bilico con sistemi di comunicazione mobili che mi danno angoscia ) e allora vengo al tuo blog, che non conoscevo, eterogenesi dei fini. Prima cosa è un piacere sempre sentirti, seconda penso che non sia la nostra Liana Ischia la poeta di N.I., per quanto in effetti i testi somiglino. Lilli non Lili, e ha pubblicato con i Figli Belli di Mazzetti 2 libretti, forse altro; nasce nel 1962. Ci spero, la trovi su facebook ma da fine maggio non pubblica, ed è vero che la amo molto, mi hai commosso…ti abbraccio, spero sia come dico io; facciamoci sentire sentiamoci e un abbraccio al Griffi.

    • Se quel che tu dici è vero (e spero di sì) significa che:

      a) sono evidentemente molto incline ad apprezzare Lilli poiché non ho dubitato un solo istante che di lei si trattasse e mi sono sentito “menomato” (per chi suona la campana?)
      b) non ho fatto alcuna analisi dei testi, ho dato per buono che fossero della “nostra” Lilli
      c) sono affranto allo stesso modo: se i dati riportati su N.I. sono giusti è una giovane donna a essersi suicidata. E io non riesco a digerirlo. E Gian Marco neppure.
      d) se è uno scherzo, è lo scherzo di uno stronzo che cola e che sistemerò per la feste alla prima occasione.

  2. il giallo si infittisce Robysan, sembra che i testi possano essere di Paola Silvia Dolci, che mi pare ancora piuttosto viva (anche se fa di tutto per smentire) – l’ho informata, aspetto che dice

    • Bah, ho fatto un giro usando i metodi del RobySan razionale (in fondo sono un tecnico) anziché quelli del RobySan emotivo e credo non vi sia alcun giallo. Tralascio l’eventuale trascolorare in toni meno leggiadri. Credo che vi sia un espediente, diciamolo così, per fare del movimento di acque. Cosa che non mi parrebbe necessaria, ma io vedo le cose da una mia particolare quota (non interessandomi punto la visibilità, non apprezzo né comprendo appieno i metodi inventati allo scopo di ottenerla o illudersi di). Non so se val la pena di insistere. Mettiamola nel ripostiglio degli abbagli.

      P.S.: il modo “normale” di “cancellare i blog” lascia fior di tracce che non è difficile seguire. Hai molto probabilmente ragione tu: Hofer “Ischia” non è Hofer “l’altra”. E qui mi fermo.

      • Devi avere ragione tu del tutto. Ho letto le 14 “inedite” e no, stilisticamente non ci siamo: manca la marca del “disagio esistenziale” (lo so che è un termine multiuso) e c’è la tendenza a evidenziare luoghi. Detto in breve: non mi pare lo stile di Lilli. Non è mia competenza l’analisi del testo allo scopo di scovare il sottotesto o il metatesto ecc. ecc. perciò, bòn, non è Lilli Hofer (Liana Ischia) a essersi suicidata (e nemmeno P.S.D.). Non si è ammazzato nessuno e io ho preso un granchio, tutto qui (mio nonno avrebbe detto: “Roby, hai preso una vacca per le balle”. Però in dialetto.).

  3. Sottoscrivo quasi tutto. Forse però Lili c’è stata, a dire di Paola. Ma vorrebbe restasse tutto letterario, e così sia. Le ho detto che ci siamo rimasti male e tutto e che ci ho perfino scritto un testo, siamo molto giovani in fondo. Grande piacere sentirti, e ti abbraccio.

  4. Va da sé, credo, che il dialogo tra Silvia Molesini e me, nulla ha a che fare con il contenuto (se mai contenuto vi è) del post “Telefonate”.

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