Esercizi di parafrasi per la Scuola Primaria [I]

Sul chiuso quaderno
Di vati famosi,
Dal musco materno
Lontana riposi,
Riposi marmorea,
Dell’onde già figlia,
Ritorta conchiglia.

1) Appoggiata sul quaderno chiuso di un noto poeta dormicchi lontana dal muschio che tua mamma usava (per il Presepe?). Pari de marmo, figlia di un’onda, pora conchiglia spiegazzata.

Occulta nel fondo
D’un antro marino
Del giovane mondo
Vedesti il mattino;
Vagavi co’ nautili,
Co’ murici a schiera;
E l’uomo non era.

2) Per conto dei Servizi Segreti te ne stavi in fondo al mare. Al mattino vedevi il nautilus, ma il capitano Nemo non c’era. E nessuno sapeva cosa fossero i murici.

Per quanta vicenda
Di lente stagioni
Arcana leggenda
D’immani tenzoni
Impresse volubile
Sul niveo tuo dorso
De’ secoli il corso!

3) Un po’ alla volta, ma mettendoci davvero un sacco di tempo, prendevi nota di tutto scrivendotelo sulla schiena (eri proprio un bel tipo! Però ben dinoccolato).

Noi siamo di ieri:
Dell’Indo pur ora
Sui taciti imperi
Splendeva l’aurora:
Pur ora del Tevere
A’ lidi tendea
La vela di Enea.

4) Noi siamo arrivati ieri, navigando un po’ sull’Indo, un po’ sul Tevere facendo finta che gli imperi non esistessero. Come faceva Enea (con la vela?).

È fresca la polve
Che il fasto caduto
De’ Cesari involve.
Si crede canuto
Appena all’Artefice
Uscito di mano
Il genere umano!

5) Cesare è caduto e la polvere che il suo capitombolo ha sollevato è ancora lì, per aria e ce la respiriamo tutta (mannaggia a lui). E ‘sto mucchio di teste di rapa dei miei contemporanei, che appena appena ha smesso il biberon, pensa di essere schiatta vecchia e sapiente.

Tu, prima che desta
All’aure feconde
Italia la testa
Levasse dall’onde,
Tu, suora de’ polipi,
De’ rosei coralli
Pascevi le valli.

6) Ben prima che l’Italia fosse non solo desta, ma nemmeno ancor avesse osato metter capo fuor dell’acque, porgendo l’Alpe all’aure (dolci del suolo natal). Tu, sorella dei polipi (e cugina degli eufausiacei), pascolavi nelle valli dei coralli rosa.

Riflesso nel seno
De’ ceruli piani
Ardeva il baleno
Di cento vulcani:
Le dighe squarciavano
Di pelaghi ignoti
Rubesti tremoti.

7) Cento vulcani eruttavano lapilli e lava su tette celesti, ma un po’ piatte e lucidate a specchio (mah), mentre robusti scuotimenti sismici squarciavano gli argini naturali di laghi sconosciuti (forse sotterranei).

Nell’imo de’ laghi
Le palme sepolte;
Nel sasso de’ draghi
Le spire rinvolte,
E l’orme ne parlano
De’ profughi cigni
Sugli ardui macigni.

8) In fondo ai laghi c’erano palme sotto la sabbia del fondo e i sassi che i draghi usano per avvoltolarcisi (quando hanno prurito, evidentemente) lasciano tracce che ti dicono che i cigni scappano su delle rocce quasi irraggiungibili.

Pur baldo di speme
L’uom, ultimo giunto,
Le ceneri preme
D’un mondo defunto:
Incalza di secoli
Non anco maturi
I fulgidi augúri.

9) E ‘sto garzoncello scherzoso e speranzoso preme sulla cenere (della cicca?) immaginando di avere davanti un casino di tempo per lasciar maturare ciò che deve maturare (frutta? verdura?).

Sui tumuli il piede,
Ne’ cieli lo sguardo,
All’ombra procede
Di santo stendardo:
Per golfi reconditi,
Per vergini lande
Ardente si spande.

10) Guarda per aria e calpesta una tomba (porta sfiga). Si sbatte ovunque ci sia qualcosa da rosicchiare; specie se non ci è già arrivato qualcun altro.

T’avanza, t’avanza,
Divino straniero;
Conosci la stanza
Che i fati ti diero:
Se schiavi, se lagrime
Ancora rinserra,
È giovin la terra.

11) Vieni avanti, Divino! La stanza sai com’è fatta: c’è dentro gente che si lamenta perché non siamo abbastanza progrediti.

Eccelsa, segreta
Nel buio degli anni
Dio pose la meta
De’ nobili affanni.
Con brando e con fiaccola
Sull’erta fatale,
Ascendi, mortale!

12) C’è un obiettivo da raggiungere facendosi un mazzo della malora, ma non abbiamo la minima idea di cosa, come e quando. Però datevi da fare fino a crepare!

Poi quando disceso
Sui mari redenti
Lo Spirito atteso
Ripurghi le genti,
E splenda de’ liberi
Un solo vessillo
Sul mondo tranquillo,

13) Poi uno Spirito purgativo (Unicum? Averna? Fernet Branca?) vi redimerà liberandovi. Tutto sarà poi più tranquillo (e vorrei vede!).

Compiute le sorti,
Allora de’ cieli
Ne’ lucidi porti
Le terra si celi:
Attenda sull’áncora
Il cenno divino
Per novo cammino.

14) Poi, fatto tutto ‘sto can-can, la terra si nasconderà al cielo. Il Padreterno farà un gesto. E si torna al punto 1)

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