Note sparse [IV]

vale la pena ricordare che per crossdisciplinare si intende l’approccio a una disciplina con le categorie di un’altra;

p.es.: trattamento dell’ingrossamento prostatico per mezzo della critica decostruzionista derridiana

per multidisciplinare l’uso di più discipline;

p.es.: soluzione dei problemi di apprendimento in età scolare per mezzo dell’uso di quattro cilici contemporaneamente applicati (allo scolaro, si presume)

per interdisciplinare la sintesi e l’uso integrato di più discipline;

p.es.: come il punto precedente, ma con una descrizione più stringata

per transdisciplinare una interdisciplinarità che trascende anche le barriere tra discipline.

p.es.: trattamento dell’ingrossamento prostatico per mezzo della critica di quattro cilici contemporaneamente applicati

Per quanto nella stessa dicitura del libro curato da Ricuperati si parli di ‘world’s most daring cross-disciplinary’ thinkers, è evidente che tale capacità di ‘osare’ non è altro che una naturale tensione alla transdisciplinarità.

p.es.: andare all’attacco della stagnante editoria, alla guida d’un Motoscafo Anti Sommergibili

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Ultimo parla il corvo.

L’ùpupa intinse il becco nella polla del risciacquo, spiccò il volo e s’avventò sul volto del poeta. Gli serrò le labbra, con le zampe, e le usò come avrebbe fatto con un ramo, per sostenersi, mentre con tutta la forza ne beccava e beccava e beccava ancora gli zigomi e gli occhi. Sopraffatto, il poeta non ebbe la forza di allontanare l’uccello con le mani, che brancolavano vacue, e stramazzò. “Un lavoro ben compiuto, ùpupa”, osservò il corvo.

La Jona.

Già ai miei tempi (e anche prima), dalle mie parti, c’era la jona. Cos’è la jona? È una specie di grosso uccellaccio, a metà strada tra un corvo, un gufo e un tacchino, che se ne sta appollaiato sulla sporgenza più prossima alla porta di casa. Quando esci la mattina, la jona ti vede, si lancia in picchiata e ZACC ti affibbia una beccata tra capo e collo, posteriormente, e ti lascia così indolenzito e apatico per tutto il giorno. La jona è abilissima a non farsi scorgere e ogni tentativo di fregarla, facendo più attenzione, portando una sciarpa spessa o uscendo dalla porticina sul retro (quella di servizio della portineria), è del tutto inutile: non si sfugge alla jona. L’effetto della beccata della jona è subdolo. Comincia a farsi sentire con alcuni sbadigli, come se non ci si fosse del tutto svegliati e si desiderassero, per qualche quarto d’ora ancora, il tepore delle coperte e le morbidezze del materasso. Poi, dopo un po’, si è presi da una sorta di stanchezza sottile alla quale si tende ad attribuire un’origine esistenziale. Nei casi più sfortunati si presenta anche un vago mal di testa. Alcuni hanno parlato di nausea, certo esagerandone sartrianamente la portata. A seguito di ciò tutta l’attività che dovrebbe essere svolta nel corso della giornata, a scuola, in ufficio, in laboratorio, in officina, viene severamente inficiata e più si cerca di opporre resistenza a quella sorta di apatia, tanto più vi si sprofonda. Nessuna ricerca seria e sistematica è stata fatta sulla natura degli effetti del “colpo di jona”; ciò sembra dovuto alla ritrosia con la quale il colpito si pone di fronte a qualsiasi tentativo di indagine in merito. Appare quindi naturale che sia molto difficile parlare di cure, terapie e profilassi. L’unica pare essere l’evitare la beccata. Si deve sapere che molti sono i tentativi messi in opera allo scopo di non farsi colpire dal becco micidiale della jona. Per lo più si cerca di coprirsi per bene, ma ciò si può fare solo d’inverno. Eppoi è in pratica impossibile evitare di lasciare scoperta anche un piccola porzione di collo, del viso o un orecchio. Possedendo l’uccello malefico una mira e una rapidità d’azione eccezionali, se ne è comunque vittime. Non sono chiare – e in un’epoca di generalizzato ritorno dell’interesse alle cose di natura ciò è davvero strano – le ragioni per cui la jona abbia questo comportamento peculiare. Non si riesce a vedere quale vantaggio ne tragga, poiché la beccata non le apporta che qualche brandello di cellule epiteliali morte: un alimento la cui efficacia sarebbe risibile anche per un metabolismo efficientissimo, come quello dei rettili. La jona è un uccello, ed è ben noto che gli uccelli sono caldi; essa deve di certo provvedere al suo sostentamento alimentare in altri modi e non rimane che congetturare che questa attitudine agli assalti mattutini sia un mero vizio. Come possa essersi sviluppato un vizio, avulso dalle necessità della sussistenza, in un essere che nemmeno è un mammifero degli ordini inferiori, è un mistero profondo. Alcuni hanno tentato di proteggersi dall’aggressione della jona ricorrendo a un vestimento a scafandro, come quello di un palombaro o di un astronauta delle missioni Apollo. Il solo risultato ottenuto da costoro è stato quello di provocare un rapido intervenire di personaggi bianco vestiti scesi da rumorose ambulanze. Non pare sia possibile cavarsela in modo semplice. Ci si deve, presumibilmente, rassegnare.

Crepuscolo sulla sopraelevata

Ecco t’abbandono, Thomas, dal trabiccolo notturno
che s’affaccia sul cielo singhiozzante d’aprile
infangato dalle ciminiere vecchie di cinquant’anni
perlustrate dai camion della spazzatura.
Ed è tutto soffice come nebbia confusa
negli occhi che non dimenticano
perduti nel deserto delle palazzine sbreccate.
Come mi sentivo grande un tempo, anni fa,
accanto al distributore verniciato di ruggine
sotto l’insegna sfrigolante della Motor Oil,
come allungavo la mano tremante
guardando appena appena il ricordo
di ciò che ho lasciato alle spalle
di ciò che ho amato di sfuggita
ascoltando John Lennon
coi lavoratori la sera fumando marijuana
giù al circolo dopolavoro,
boudoir di mondo accatastato
accanto al camino
nell’anima fredda di qualche poesia,
una ragazza e un plaid sdrucito.

Ecco sento i giri di questo schizzo di luci
accese sui palazzi dell’assicurazione
inghiottiti nel fumoso argentato
fibrillare delle torce celesti
come spesso quando mi raccontavi
in piedi con la gamba sulla sedia
di cartomanti imbroglione
scatole di cioccolatini andate a male
e di quelle città così vuote
negl’intrecci di primavere tramontate
occluse dal sentimento logorroico
germogliato dalla terra morta
vittime di qualche passante distratto
o di quel padrone
milionario in rovina
destinato alla casa di cura
coi tappi nelle orecchie sporche
che non si degna di ascoltare.

Ecco sono sulle ginocchia
al crepuscolo sul ponte senza badarci troppo
mentre t’abbandono
e scrivo senza il pensiero di niente
nella cassetta della posta
di una casa diroccata
lungo il fiume
stanotte col trabiccolo del mondo
appena messo in moto
e il fiume sporco
sotto ossa aride che più non parlano
né sussurrano dei nostri giorni,
gli ultimi da queste parti.

[GMG il giovane]

Ricordo

Un tizio spiega come fare un disegno. È una trasmissione televisiva per ragazzi. Il disegno rappresenta alcuni alberi illuminati dalla luna piena. Gli alberi sono poco distanti, di fronte all’osservatore. La luna piena è proprio là, in alto, nel bel mezzo del quadro. La luna illumina gli alberi e ne proietta l’ombra. Giusto. L’ombra degli alberi alla sinistra dell’osservatore – e pittore – è inclinata verso sinistra, quella degli alberi alla destra dell’osservatore, verso destra. La luna piena è il fuoco. Leggi della prospettiva rispettate.

In tanti non hanno mai visto, allo stesso tempo, alberi e luna piena.

Api.

le api operaie

hanno impiccato la regina

e sepolta in un barattolo di miele

morte ermetica

(sentenzia il patologo)

la struttura dell’alveare è cardine dell’educazione all’ordine

(balbetta il parroco)

come spiegare ai bambini l’organizzazione

e la logica

e che ognuno ha il suo compito

e l’architettura neoclassica

e il sesso??????????????????

(dice il preside)

RIriRIriRIrivoluzioneremo tutto

proprio come Copernico

(sbotta il sindaco)

tolta la salma dallo zucchero

rianimata con l’ossigeno

adagiata nel suo bozzolo

nutrita come i principi

la regina torna a vivere

grassa e patetica

potente e sadica

reintroduce concetti e semafori

e la danza dionisiaca statica

– condanna le api alla vita solita –

ma

GENEROSA

(perfida e memore del barattolo)

concede loro la libertà

di comporre ogni giorno una poesia

ermetica

clak

*

pungono il sedere

e a volte hanno

l’umore dei cani

le operaie

tutta la vita

a zigzagare

tra steli enormi

e pensieri nani

*

[Lilli Hofer]