La Jona.

Già ai miei tempi (e anche prima), dalle mie parti, c’era la jona. Cos’è la jona? È una specie di grosso uccellaccio, a metà strada tra un corvo, un gufo e un tacchino, che se ne sta appollaiato sulla sporgenza più prossima alla porta di casa. Quando esci la mattina, la jona ti vede, si lancia in picchiata e ZACC ti affibbia una beccata tra capo e collo, posteriormente, e ti lascia così indolenzito e apatico per tutto il giorno. La jona è abilissima a non farsi scorgere e ogni tentativo di fregarla, facendo più attenzione, portando una sciarpa spessa o uscendo dalla porticina sul retro (quella di servizio della portineria), è del tutto inutile: non si sfugge alla jona. L’effetto della beccata della jona è subdolo. Comincia a farsi sentire con alcuni sbadigli, come se non ci si fosse del tutto svegliati e si desiderassero, per qualche quarto d’ora ancora, il tepore delle coperte e le morbidezze del materasso. Poi, dopo un po’, si è presi da una sorta di stanchezza sottile alla quale si tende ad attribuire un’origine esistenziale. Nei casi più sfortunati si presenta anche un vago mal di testa. Alcuni hanno parlato di nausea, certo esagerandone sartrianamente la portata. A seguito di ciò tutta l’attività che dovrebbe essere svolta nel corso della giornata, a scuola, in ufficio, in laboratorio, in officina, viene severamente inficiata e più si cerca di opporre resistenza a quella sorta di apatia, tanto più vi si sprofonda. Nessuna ricerca seria e sistematica è stata fatta sulla natura degli effetti del “colpo di jona”; ciò sembra dovuto alla ritrosia con la quale il colpito si pone di fronte a qualsiasi tentativo di indagine in merito. Appare quindi naturale che sia molto difficile parlare di cure, terapie e profilassi. L’unica pare essere l’evitare la beccata. Si deve sapere che molti sono i tentativi messi in opera allo scopo di non farsi colpire dal becco micidiale della jona. Per lo più si cerca di coprirsi per bene, ma ciò si può fare solo d’inverno. Eppoi è in pratica impossibile evitare di lasciare scoperta anche un piccola porzione di collo, del viso o un orecchio. Possedendo l’uccello malefico una mira e una rapidità d’azione eccezionali, se ne è comunque vittime. Non sono chiare – e in un’epoca di generalizzato ritorno dell’interesse alle cose di natura ciò è davvero strano – le ragioni per cui la jona abbia questo comportamento peculiare. Non si riesce a vedere quale vantaggio ne tragga, poiché la beccata non le apporta che qualche brandello di cellule epiteliali morte: un alimento la cui efficacia sarebbe risibile anche per un metabolismo efficientissimo, come quello dei rettili. La jona è un uccello, ed è ben noto che gli uccelli sono caldi; essa deve di certo provvedere al suo sostentamento alimentare in altri modi e non rimane che congetturare che questa attitudine agli assalti mattutini sia un mero vizio. Come possa essersi sviluppato un vizio, avulso dalle necessità della sussistenza, in un essere che nemmeno è un mammifero degli ordini inferiori, è un mistero profondo. Alcuni hanno tentato di proteggersi dall’aggressione della jona ricorrendo a un vestimento a scafandro, come quello di un palombaro o di un astronauta delle missioni Apollo. Il solo risultato ottenuto da costoro è stato quello di provocare un rapido intervenire di personaggi bianco vestiti scesi da rumorose ambulanze. Non pare sia possibile cavarsela in modo semplice. Ci si deve, presumibilmente, rassegnare.

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4 pensieri su “La Jona.

  1. La jona è immangiabile, almeno a credere al parere di mio nonno e d’un mio prozio (che ho sempre tenuto in gran conto).

    Annerito il testo, almeno credo.

    Chissà se Sartre n’è mai stato mozzicato!

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