Mardi Gras

Ecco. L’orrido Carnevale è di nuovo qui. A farci credere che ci si possa divertire alle spalle del Potere, della Morte, del Dolore e della Miseria. Alle spalle del Tedio Quotidiano. Invece a divertirsi è lui, il Carnevale. Alle nostre spalle. Torme di anestetizzati brancolano per le vie del paese e se si potesse, in un istante di lucidità, levar loro la maschera e porre loro uno specchio dinanzi al volto, essi vedrebbero la faccia dell’orrore. Vedrebbero l’espressione di attonito stupore che la consapevolezza della caducità provoca, benché ingannata dal riso. Tra la pelle del volto e la plastica o la cartapesta della maschera un sottile strato di aria è abitato dalla morte. Che se la ghigna e sguazza tra quegli occhi istupiditi dall’albagìa di credersi satiri. A volte l’anestesia è potente, totale, e produce risate grasse; a volte è meno profonda e le risate sono più corte e secche. Sempre mascherano e dissimulano un guaìto. L’anima annichilita, dietro il volto dietro la maschera, non ha nemmeno più la forza di reclamare la dignità della consapevolezza della propria limitatezza. Orrido, niente altro che orrido è il Carnevale/carnem levare. De-vertitevi, de-capitatevi! Ecco ciò che il mostro carnevalesco ci dice. Perché non possiamo più giocare. Solo possiamo divertirci. E simulare il riso.

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