Il feroce equilibrio.

Il personaggio nero che si stempera
nero di pece e di ferite, nero,
sotto un sole che è nero ed è rotondo
solo perché due vaste mani a conca
lo fecero impastato di bitume
e d’abbominio e di brusio d’insetti,
è un pilone di roccia e fermo muove
a un cielo giallo frantumato d’elitre,
fermo e veloce sotto un sole nero.
E poiché ciò che muove compie un corso
dall’eterno all’eterno, e ciò che è mosso
da una ferita all’altra in turbini di luce
si dispone secondo che lo spinge
ciò che lo muove, sole che trasuda
grasse costellazioni di petrolio,
l’uno muoverà sempre e l’altro sarà mosso
nel feroce equilibrio dei due neri.

[Roberto Sanesi]

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