Regina di Maggio

Nello spirito ormai disarmato
Frammenti di vecchie agonie
Come frecce talmente usurate
Da non ferire neppure più.

Nessuna luna
A illuminare la notte.

Speranza arida come
Terra d’Ottobre.

E tu, Regina di Maggio

Persino nei miei sogni
Ti sei negata a me
E mi hai mandato
Solo le tue serve
.

[GMG il giovane]

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Il feroce equilibrio.

Il personaggio nero che si stempera
nero di pece e di ferite, nero,
sotto un sole che è nero ed è rotondo
solo perché due vaste mani a conca
lo fecero impastato di bitume
e d’abbominio e di brusio d’insetti,
è un pilone di roccia e fermo muove
a un cielo giallo frantumato d’elitre,
fermo e veloce sotto un sole nero.
E poiché ciò che muove compie un corso
dall’eterno all’eterno, e ciò che è mosso
da una ferita all’altra in turbini di luce
si dispone secondo che lo spinge
ciò che lo muove, sole che trasuda
grasse costellazioni di petrolio,
l’uno muoverà sempre e l’altro sarà mosso
nel feroce equilibrio dei due neri.

[Roberto Sanesi]

Crepuscolo sulla sopraelevata

Ecco t’abbandono, Thomas, dal trabiccolo notturno
che s’affaccia sul cielo singhiozzante d’aprile
infangato dalle ciminiere vecchie di cinquant’anni
perlustrate dai camion della spazzatura.
Ed è tutto soffice come nebbia confusa
negli occhi che non dimenticano
perduti nel deserto delle palazzine sbreccate.
Come mi sentivo grande un tempo, anni fa,
accanto al distributore verniciato di ruggine
sotto l’insegna sfrigolante della Motor Oil,
come allungavo la mano tremante
guardando appena appena il ricordo
di ciò che ho lasciato alle spalle
di ciò che ho amato di sfuggita
ascoltando John Lennon
coi lavoratori la sera fumando marijuana
giù al circolo dopolavoro,
boudoir di mondo accatastato
accanto al camino
nell’anima fredda di qualche poesia,
una ragazza e un plaid sdrucito.

Ecco sento i giri di questo schizzo di luci
accese sui palazzi dell’assicurazione
inghiottiti nel fumoso argentato
fibrillare delle torce celesti
come spesso quando mi raccontavi
in piedi con la gamba sulla sedia
di cartomanti imbroglione
scatole di cioccolatini andate a male
e di quelle città così vuote
negl’intrecci di primavere tramontate
occluse dal sentimento logorroico
germogliato dalla terra morta
vittime di qualche passante distratto
o di quel padrone
milionario in rovina
destinato alla casa di cura
coi tappi nelle orecchie sporche
che non si degna di ascoltare.

Ecco sono sulle ginocchia
al crepuscolo sul ponte senza badarci troppo
mentre t’abbandono
e scrivo senza il pensiero di niente
nella cassetta della posta
di una casa diroccata
lungo il fiume
stanotte col trabiccolo del mondo
appena messo in moto
e il fiume sporco
sotto ossa aride che più non parlano
né sussurrano dei nostri giorni,
gli ultimi da queste parti.

[GMG il giovane]

Api.

le api operaie

hanno impiccato la regina

e sepolta in un barattolo di miele

morte ermetica

(sentenzia il patologo)

la struttura dell’alveare è cardine dell’educazione all’ordine

(balbetta il parroco)

come spiegare ai bambini l’organizzazione

e la logica

e che ognuno ha il suo compito

e l’architettura neoclassica

e il sesso??????????????????

(dice il preside)

RIriRIriRIrivoluzioneremo tutto

proprio come Copernico

(sbotta il sindaco)

tolta la salma dallo zucchero

rianimata con l’ossigeno

adagiata nel suo bozzolo

nutrita come i principi

la regina torna a vivere

grassa e patetica

potente e sadica

reintroduce concetti e semafori

e la danza dionisiaca statica

– condanna le api alla vita solita –

ma

GENEROSA

(perfida e memore del barattolo)

concede loro la libertà

di comporre ogni giorno una poesia

ermetica

clak

*

pungono il sedere

e a volte hanno

l’umore dei cani

le operaie

tutta la vita

a zigzagare

tra steli enormi

e pensieri nani

*

[Lilli Hofer]

Strada sdrucciolevole e Vicissitudini di Maria.

Strada sdrucciolevole.

mi risveglio un sabato
che lo zero è zefiro
letterario e fradicio
esercizio d’abaco
celebrazione e compito
codice somma e regola
e svetta verso il baratro
dove scricchiola al culmine
del nulla frazionabile
matematico e logico
(io sono un pensiero convenzionale)
perdo i sensi nel vortice
dell’esiguo calcolo
del peso di una nuvola
convengo l’opinabile
spargendo pesi e attimi
scivolo e accendo polvere
in caos incontenibile
di spari e di pallottole
pallottoliere e numeri
BOOOOOOMMMMM!
il mio ciglio è in bilico
sull’occhio forgia un angolo
misurato e comodo
come una curva del numero
culla utero vongola
mi riaddormento e dondolo
godendo dell’exploit

[Lilli Hofer]

Vicissitudini di Maria.

una giapponese che si chiama maria e sul campanello c’è scritto annalisa. esce tutte le mattine alle nove e rientra la sera alle dieci. poi accende la lavatrice. il suo ragazzo rientra verso mezzanotte. lui parla tedesco ed è biondo. anche lei parla tedesco ma non il dialetto tirolese. un hochdeutsch di quelli che senti solo ai telegiornali del zdf o orf. fanno l’amore che li sentono tutti. lei grida fortissimo e sabato notte è gekommen almeno otto volte. è molto bella. la vicina di casa ha raccolto le firme per farli smettere. l’amore e le lavatrici. l’ho mandata a cagare. è la seconda volta. quando i ladri mi sfondarono la porta si lamentò perché alle nove di sera un fabbro mi stava martellando un chiodo nella serratura. disse che potevo farlo l’indomani. ha raccolto le firme anche per cacciare la signora del secondo piano perché uomini andavano e venivano tutto il giorno. quando si è presentata con il foglio da firmare le ho detto che non so leggere. – tu sei una troia perché non hai mai fatto la troia – mi piacerebbe scriverle lettere anonime. molto hard.
così sono riusciti a impedire i lavaggi serali a maria. così lei ha acceso la lavatrice ‘stamattina alle nove e poi è andata a lavorare. io abito al piano di sotto.
a mezzogiorno sono rientrata a casa e ho trovato venti centimetri di acqua. pioveva intonaco. adesso sto aspettando il perito dell’assicurazione per le foto. maria è distrutta. mi ha detto che la sua moquette è tutta bagnata. povera annalisa. stasera andiamo tutti a dormire dai pakistani. se quella continua con la raccolta delle firme finirà per sovvertire ogni ordine e ogni pace. suonano.

[sempre Lilli Hofer (io l’adoro, questa qui!)]

Message in a bottle (piccoli depistaggi per un futuro lettore)

caldo tropicale al polo
40 gradi all’ombra anche a pechino
nella piazza rossa la gente si sveste
nel maxicielo di new york che è una lamina sottile
tra due bandiere che lo fendono appena
il presidente americano ringrazia e saluta
con deferenza il suo imperatore cinese
e mentre nel centro di milano si balla e si beve
e a hyde park hegel legge ad alta voce don chisciotte
in piazza san pietro duecentomila fedeli recitano pavese
tu con le orecchie a punta e le antenne fine
se leggi queste righe: oggi 31 dicembre 2005
ore 23 e cinquantanove – qui tutto bene –
dal monitoraggio globale
manca solo un minuto
a una mezzanotte straripante di sole

[Lilli Hofer – 2005]

Sie ist gesund und munter!

sono un sarago
o un pesce pagliaccio
col naso in giù
e respiro zitto
spruzzo
e mi somiglio
quando
metto la testa
via dal chiasso
nei fontanili pieni
o nelle vasche
imitando il tonno
e nel blu
del silenzio
la clip in testa
è pinna
ed è mia di pesce
e giù
ancora sguazzo
dove il rumore affoga
placata nuoto l’acqua
e precipizi di oceani
leggera bestia
nel mare basso

[21/04/2004 ]

è scoglio e vetro di bottiglia
l’architettura della mia dimora folle
quando trattengo il fiato
e nuoto il suo vino nel fondo

ma il peso della bolla mi riveste
e sgoccia di fruscio ubriaco
il cuore solo quando mi risale
e affonda sul chicco d’uva terrestre

[18/05/2004]

se tolgo il dito qui dall’orlo
di questa cosa fredda globulare
sferica simmetria spenta
a vederla pare accesa di salite
verdi lontananze e blu
invece si sfa
senza più incandescenze
solo puzza elettrica nei porti
ce ne fosse uno buono partirei
al volo oltre le curve della luna

/vederli da così lontano
sono flaconi allineati
etichettati vuoti
inoffensivi presi per la bocca
aggressivi come i pesci rossi
teorici del volo dell’airone
regolano lo stacco e la frenata
con l’inclinazione del piccione/

ma intanto vieni qui
magari ci facciamo due colpetti a dama
stasera dove vuoi che vada…
che ho l’astronave fuoristrada

[30/05/2004]

Ho recuperato, tra il molto altro, questi versi di Lilli Hofer da bloghi cancellati (è facilissimo se…).

Se Lilli passerà di qui e non sarà contenta, dovrà solo dirmi “cancella”. E io farò quel che lei mi dirà.